mercoledì 11 maggio 2011

Galleria Ruta, Zarino: “Disagi e tagli ai treni, servono bus sostitutivi”

da Genova 24.it
Provincia. “I treni del trasporto regionale, quelli più usati da lavoratori e studenti pendolari, durante la chiusura della galleria Ruta per lavori di manutenzione straordinaria tra settembre e dicembre prossimi, saranno ridotti del 20% sulla Genova-La Spezia senza che Trenitalia abbia previsto servizi sostitutivi”.


Sonia Zarino, consigliere provinciale e portavoce del comitato Pendolari Liguri ha portato all’attenzione dell’assemblea provinciale le problematiche che i lavori alla galleria Ruta causeranno al territorio e soprattutto ai pendolari, proprio nel giorno in cui l’assessore Vesco ha annunciato che la Carta Tuttotreno sarà rimborsata ai pendolari di Rapallo.


“La galleria della Ruta si trova su una delle linee più importanti del nostro Paese e la relazione di Trenitalia – ha detto Zarino – indica per l’interruzione prevista una non trascurabile riduzione della disponibilità infrastrutturale per il servizio ferroviario, con previsione del 20% in meno dell’offerta per il trasporto regionale e nessuna riduzione per gli Intercity. E’ un’occasione per stimolare la Regione e Trenitalia a impegnarsi perché i tempi dei lavori siano i più brevi possibili, riducendo con la durata i disagi. Inoltre, poiché Trenitalia non prevede servizi sostitutivi, è difficile immaginare che il trasporto ferroviario sarà garantito inmodo sufficiente alle esigenze del territorio durante i cantieri della galleria. Sarebbe necessario prevedere, d’intesa con la Regione, un’offerta maggiore di trasporto su gomma ed è sempre più importante lacostituzione di una autorità regionale di governance per armonizzare tutti i vettori del trasporto pubblico”.


Ma dalla Provincia, come confermato dall’assessore ai Trasporti non sono previsti servizi sostitutivi. “Devono essere previsti alla fonte, in sede di progetto, e un problema di questo tipo non può ricadere su Atp, che non avrebbe neppure i mezzi necessari per servizi aggiuntivi”.


Oltre ai disagi per il trasporto ferroviario i lavori alla galleria della Ruta “creeranno un altro problema, quello della mole dei materiali di scavo che verranno smaltiti nel Comune di Uscio alla discarica di Colle Caprile” ha dichiarato il consigliere Giuseppe Tassi (Pdl). “Questo significherà per mesi un flusso di almeno trenta mezzi pesanti al giorno sulla provinciale 333.Invito la Provincia ad effettuare controlli per limitare il più possibile i disagi e a chiedere specifiche fidejussioni a tutela deipossibili danni che questi mezzi potrebbero arrecare all’infrastruttura stradale” ha concluso il consigliere d’opposizione.

lunedì 25 aprile 2011

Moneglia, 25 aprile 2011 – Festa della Liberazione

E’ per me un grande onore portare qui, oggi, il saluto della Provincia di Genova ai partigiani, alle Autorità civili e militari, ai cittadini di Moneglia e poter celebrare con voi, ancora una volta, il 25 aprile.

Il 25 aprile, Festa della Liberazione e della Resistenza, è un momento fondamentale per ricordare e mantenere vivi i valori e gli ideali che spinsero donne e uomini a combattere e offrire la loro stessa vita per consegnarci un’Italia libera dal nazifascismo, un’Italia unita e democratica.

Quest’anno la data del 25 aprile avviene in concomitanza con un altro importante anniversario, i 150 anni dell’Unità d’Italia e in ciò si vengono a sommare i due momenti più importanti della storia del nostro Paese.

150 anni fa furono i Mille guidati da Garibaldi a dare corpo agli ideali di unità e indipendenza dell’Italia, che tornò ad essere un’entità nazionale dopo secoli di divisioni e dominazioni straniere.

La Resistenza che sconfisse il nazifascismo ha posto le basi per la nostra democrazia nata dal sacrificio di quanti combatterono per affermarne gli ideali di libertà, eguaglianza, giustizia.

Con l’affermarsi di questi valori si è completato e perfezionato quel processo di rinascita del Paese che il Risorgimento aveva iniziato tanti anni prima, ma che non era riuscito a portare a compimento realizzando le idee garibaldine e mazziniane che vedevano nella Repubblica il vero obiettivo dei moti ottocenteschi.

Ricordare ciò che furono il Risorgimento e la Resistenza appare oggi, in special modo, oltremodo necessario poiché troppi sono i segnali che fanno temere pericolosi rigurgiti di un passato che sembrava sconfitto e superato.

Se da un lato infatti vi è chi mette in discussione la tenuta stessa dello Stato unitario, dall’altro inquietanti revisionismi tentano da più parti di riscrivere la Storia, alterando la sostanza dei fatti.

La Costituzione, quella Carta fondamentale che universalmente è riconosciuta tra le espressioni più alte del Diritto, è da tempo posta sotto attacco anche da parte di coloro che, ricoprendo altissime cariche istituzionali, furono chiamati a giurare fedeltà ad essa, mostrando così di disprezzare le basi stesse di quello Stato che essi sono stati chiamati a governare. Governare, sia ben chiaro, nelle forme e nei limiti imposti dalle leggi alle quali essi sono tenuti a conformarsi, come qualunque cittadino.

L’Art. 3 della nostra Costituzione dice esplicitamente: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Questo è uno degli articoli fondamentali della nostra Costituzione, quella Costituzione che oggi alcuni vorrebbero stravolgere e sfigurare.

Ricordare e onorare il 25 aprile è tanto più importante oggi, di fronte alle pericolose nostalgie di quanti nel centrodestra, anche qui in Liguria, vorrebbero rendere possibile la ricostituzione del Partito Fascista, abrogando la norma costituzionale che lo vieta. Abolire quel divieto, che è innanzitutto un simbolo della Repubblica italiana, è negare la stessa Costituzione, che tutta intera ruota intorno al ripudio del fascismo e della sua ideologia: la libertà e la democrazia negate, la violenza come strumento politico e di Stato, il razzismo legalizzato.

Vi è un forte legame che unisce il nostro passato al nostro futuro, specialmente in un momento di grande sofferenza per le istituzioni, la politica e la democrazia stessa. Oggi come ieri siamo chiamati a resistere. Nuove sono le forme di oppressione di cui siamo vittima e nuove devono essere le risposte a questi attacchi, che provengono da più fronti: da una criminalità “col colletto bianco“, che dilaga nel Nord del Paese, ammorbandone l’economia; da un sistema di informazione televisiva che propone falsi valori; da coloro che sistematicamente sviliscono le istituzioni, a partire dalla magistratura, il cui compito è quello di applicare le leggi indipendentemente dai condizionamenti di natura politica.

Ma è esattamente la separazione dei tre poteri, quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario che rende possibile quel sistema di pesi e contrappesi senza il quale sarebbe molto più facile una involuzione autoritaria del nostro sistema di governo.

Non meno grave è il decadimento morale della classe politica, un male che purtroppo non risparmia nessuno: trasformismi di ogni genere; risse continue; un rinnovamento che stenta a decollare per le resistenze di chi non sa rinunciare al potere; l’interesse generale subordinato al tornaconto personale, politico e non solo. Con questi comportamenti da “casta” facciamo i conti ogni giorno e contro di essi si scontrano le migliaia di persone che lavorano per difendere e diffondere i valori nati nella Resistenza.

A questa situazione bisogna rispondere con un impegno rinnovato per la Costituzione e la democrazia, contrapponendo la difesa della legalità all’elogio della furbizia; il libero e critico pensiero a quello omologante che va per la maggiore; l’impegno e il talento individuale alle scorciatoie per un successo facile, fondato su relazioni privilegiate; l’interesse di tutti a quello di pochi.

Si è soliti dire “non c’è futuro senza memoria”. Una frase semplice, eppure profondamente vera. Dalla memoria e dallo studio degli errori del passato si deve partire per elaborare un progetto per il futuro, ed è dal nostro progetto per il Paese di domani che dobbiamo partire se vogliamo ricordare e onorare davvero chi ci ha preceduti. Dobbiamo rendere i momenti come quello che ci vede qui riuniti oggi delle occasioni autentiche per la costruzione di un Paese migliore, che sappia porre il suo passato al servizio del suo futuro.

Ricordando il movimento partigiano e festeggiando la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo ci proponiamo di dare un segno importante del nostro impegno verso un futuro diverso per l’Italia, un futuro sognato dai martiri del Risorgimento prima e della Resistenza poi, un futuro che abbiamo il dovere di continuare a realizzare per onorarne la memoria e per far sì che i nostri figli possano vivere in un Paese degno della sua storia e dei suoi Eroi.

Viva la Resistenza, viva il 25 aprile, viva l’Italia.

mercoledì 13 aprile 2011

Emergenza profughi? Una ennesima arma di distrazione di massa.

L’evolversi degli eventi relativi alla gestione della questione dei profughi provenienti dal Nord Africa non sembra trovare ad oggi alcuna soluzione positiva ed anzi sta provocando conseguenze negative e preoccupanti in tutto il Paese. Il Governo, occupato da mesi a tentare di risolvere le problematiche care al Presidente del Consiglio, utilizza l’unica metodologia che, nei confronti del tema dell’immigrazione, ha sempre usato con sicuro effetto mediatico ed elettorale: la paura e la demonizzazione. Invece che affrontare responsabilmente il problema, approntando tendopoli per offrire una prima accoglienza con l’ausilio di esercito, protezione civile, croce rossa, come si fa di solito in questi casi, si è preferito lasciare che i profughi si ammassassero a Lampedusa senza alcuna assistenza, provocando inevitabilmente l’esasperazione della popolazione locale. Quanto alla richiesta di coinvolgimento dell’Europa, che ritengo corretta in generale, essa giunge molto tardiva e soprattutto da parte di forze politiche che, nei confronti dell’Europa, hanno più volte espresso scetticismo e, in seno al Parlamento Europeo, aperta contrarietà alle politiche che l’Europa ha messo in campo. Infine, fallito questo tentativo, si è pensato di scaricare il problema sui Comuni, senza dotarli beninteso di risorse né del dovuto coordinamento, e innescando tensioni sociali che nel clima di paura alimentato da mesi e mesi dal Governo stesso trovano ormai radici profonde, in grado di scatenare vere e proprie reazioni di panico tra la cittadinanza. Testimonianza di questo fenomeno lo abbiamo anche qui in Liguria, nella nostra Genova, città da sempre ospitale e accogliente: ebbene, anche qui si sono registrati preoccupanti episodi di violenza quali il lancio di bombe incendiarie contro un edificio tra quelli individuati per accogliere poche decine di profughi. Se anche questo che dovrebbe essere un gesto naturale di solidarietà per una grande città come Genova viene vissuto con un tale livello di intolleranza da parte di alcuni, significa solo che il germe dell’odio e del razzismo ha germogliato e sta mettendo radici in grado di avvelenare la società. Solo poche ore prima un ex ministro della Repubblica aveva affermato, senza mezzi termini, che era ipotizzabile, del resto, usare le armi contro gli immigrati. Chi ha responsabilità di governo rifletta sul clima che stanno creando, un clima invivibile per tutti, dove la paura dell’altro, dello straniero, è molto utile a deviare altre paure, dovute a problemi ben più concreti ma accuratamente occultati: la crisi economica, la disoccupazione, la perdita dei diritti fondamentali, lo sgretolamento dello stato sociale, l’attacco alla magistratura e alla Costituzione. Lo straniero è allora null’altro che un capro espiatorio alle nostre angosce e insicurezze che hanno tuttavia ben altra origine e capacità di incidere nella nostra vita reale. Concludo chiedendo un minuto di silenzio per le migliaia di vittime annegate nel Canale di Sicilia, uomini, donne, bambini morti sperando di trovare una vita migliore e per sfuggire al loro destino di fame, miseria, oppressione. Per questi esseri umani l’unica liberazione possibile è stata la morte, su questo io credo dovremmo riflettere seriamente, e molto più di un minuto.

venerdì 21 gennaio 2011

Presidente Berlusconi è l’ora di dimettersi

Lo spettacolo indecoroso che il Presidente Berlusconi sta offrendo al mondo Intero non è degno di un Paese civile ed ha superato ogni limite.
Assistiamo ormai da tempo ad un profondo decadimento dei costumi e della morale pubblica, che il comportamento del Presidente del Consiglio e dei suoi sodali ha di fatto imposto quale nuovo modello di riferimento per la società civile, imbarbarita da anni di volgarità mediatiche veicolate tramite la televisione commerciale.
Siamo adesso giunti all’estremo limite del degrado, l’accusa infamante del reato connesso alla prostituzione minorile che macchia una delle più alte cariche dello Stato e, di conseguenza, noi tutti.
E’ intollerabile che chi, come Berlusconi, ha sbandierato più volte, con parole e immagini patinate, il primato dei valori connessi alla famiglia intesa nella sua forma più tradizionale, nei fatti si riveli poi un mero “utilizzatore finale” di corpi femminili ridotti a merce di scambio.
E’ ora di mettere fine a questo triste, indecoroso e sporco spettacolo che offende tutte le donne di tutto il mondo e, in generale, tutti coloro che abbiano davvero a cuore e rispettino nei fatti la dignità della persona.
Presidente, è ora che si faccia da parte, lei non ci rappresenta né come politico, né come uomo.


Le Consigliere Provinciali del Partito Democratico

Sonia Zarino
Clara Sterlick
Maria Angela Milanta
Maria Teresa Poggi


Le Assessore Provinciali del Partito Democratico

Anna Maria Dagnino
Milò Bertolotto
Monica Puttini

domenica 16 gennaio 2011

Genova - Dibattito in Provincia per il container radioattivo

Genova - Il "caso" del container radioattivo sbarca in consiglio provinciale. Preoccupazioni e rassicurazioni si sono intrecciate in Consiglio Provinciale nel lungo dibattito sul container radioattivo nel porto di Pra-Voltri, aperto dalle espressioni di opinioni di Angelo Spanò (Verdi) e Massimo Pernigotti (Lista Biasotti) e concluso dall’assessore Alberto Corradi che ha chiesto anche “l’individuazionedi uno specifico sito portuale per trattare tutte le possibili emergenze” rassicurando la popolazione sugli esiti dei controlli “tuttinegativi” svolti dall’Arpal su quattrocento lavoratori del Vte esull’equipaggio della nave che ha trasportato il container e sul “suocompleto isolamento che garantisce da ogni rischio di emissioniall’esterno”. Per Spanò “non bastavano servitù e polveri sottili nel Ponente, ci voleva anche un container radioattivo in porto. Però vorrei complimentarmi con il personale del Vte per l’immediatezza con cui ha rilevato la presenza del contenitore che pare contenga cobalto 60 e la zona sembrerebbe essere stata messa in sicurezza e non si dovrebbe correre alcun rischio. Credo sia stato fatto tutto il possibile per evitare contaminazioni, ma affichè la Provincia possa dare risposte compiute ai cittadini e ai lavoratori chiedo alla presidente Zarino la convocazione della commissione consiliare ambiente e l’audizione di tutti i soggetti competenti e coinvolti su questo tema.” Pernigotti si associa al “plauso per i tecnici del Vte che a luglio sono riusciti a individuare il container pericoloso” ma aggiunge “una preoccupazione, al di là di tutte le garanzie date: leggo che allo stato attuale eventuali radiazioni non si propagherebbero oltre i duecento metri dal contenitore, però nel canale di calma ci sono attività e società sportive di canottaggio e vela e a lume di naso non mi sembra che il limite dei duecento metri ci sia, vorrei rassicurazioni in proposito.”Nel dibattito sono intervenuti anche Stefano Ferretti (Idv), SoniaZarino e Stefano Volpara (Pd), Gian Piero Pastorino (Prc) DanieleBiagioni (Udc), Paolo Bianchini ed Enrico Farina (Pdl); Renata Oliveri(Gruppo Misto) e Salvatore Fraccavento (Sel). Per Ferretti “l’argomento è gravissimo e trovo goffo e inadeguato che questo container sia stato scaricato a terra e solo dopo quattro o cinque giorni che intorno vi si avvicendavano i lavoratori portuali ci si accorga che ha una straordinaria emissione radioattiva. Per questo non mi unisco al plauso dei miei colleghi al Vte e anch’io chiedo la convocazione della commissione consiliare con tutte le parti in causa.” Per Zarino, presidente della commissione ambiente del Consiglio Provinciale “è una vicenda dai contorni ancora oscuri, seguita persino da servizi segreti di diversi Paesi. Il container radioattivo, anche se confinato da barriere d’acqua, non può comunque restare più a lungo lì e convocheremo al più presto la commissione per avere risposte in proposito.”Volpara si rallegra ironicamente “perché con questa vicenda finalmente qualcuno si accorge che c’è il porto a Pra-Voltri. Ilcontainer, comunque, è lì dallo scorso aprile e i comitati l’avevanosegnalato con striscioni e l’onorevole Tullo ha presentato richieste in Parlamento. I toni allarmistici vanno ridimensionati, però il nodo difondo è che il porto di Voltri è stato costruito senza una reteinfrastrutturale adatta né un sistema di controlli adeguato per essere uno scalo europeo. Servono più investimenti per la sicurezza del porto e dei suoi lavoratori.” Pastorino sottolinea due aspetti : “il primo è il tempo perso, perché sono sei mesi che il container è lì, i comitati hanno posto la questione a metà luglio anche in Comune con il consigliere Nacini e dopo vari rinvii se ne è parlato a metà settembre e ora nuovamente.Il secondo è che non vorrei, come nei casi della Stoppani e della Haven che poi tutte le spese ricadessero sulle pubbliche amministrazioni: c’è uno spedizioniere, un armatore che l’haimbarcato, un terminale di destinazione e ne rispondano.” Biagioniconcorda sulla commissione ad hoc “dobbiamo affrontare in quella sede tutti i temi collegati, compresi in forma preventiva anche i nodi di un eventuale transito del contenitore sul territorio”. Bianchini esprime “preoccupazioni, la più immediata perché si scarica un container con sostanze potenzialmente dannose, ma un contenitore ha matricola e proprietario per risalire alle responsabilità. La seconda è la convivenza porto-città, perché il porto incombe sulla città e dobbiamo stare molto attenti nel valutare per ogni spazio anche la possibilità di ridurre al minimo rischi e disagi.” Per Farina “il problema non è certo stato affrontato come si deve, con i lavoratori del porto a stretto contatto con questa realtà e anche i cittadini che fanno sport nelle vicinanze.” Oliveri dopo aver detto “quello del container radioattivo è un problema certamente gestibile con gli strumenti adeguati e accertando le responsabilità” ha spezzato una lancia a favore del porto di Voltri “progettato negli anni sessanta, è un porto moderno rispetto al contesto della portualità nazionale. Si può organizzare un migliore servizio, ma servono stimoli del terminalista e soprattutto dell’Autorità Portuale per farlo.” Fraccavento invita “a riflettere su quante cose ci passano sopra la testa, come questo container senza che ne sappiamo nulla. Oggi chiunque può spedire qualsiasi cosa senza che si sappia di cosa si tratta. Ma quante persone sono state soggette alla fonte radioattiva e con quali effetti? Il governo ha scelto nuovamente per l’Italia il nucleare e questo sembra già anticipare una conseguenza di quella scelta.” L’assessore Corradi, specificando che la Provincia non ha alcuna competenza su controlli e autorizzazioni in materia di radioattività ha però detto “da mesi sono costantemente informato da Arpal sulla situazione. E’ un intervento di bonifica particolarmente delicato, ma vorrei tranquillizzare la popolazione: riscontrata la radioattività il container è stato isolato con barriere di cemento e d’acqua e all’interno ha schermature di rame ed è stato predisposto un bunker in cemento dove si possa far operareun robot. E’ isolato nel sesto modulo e non c’è nessun problema anche nelle aree limitrofe e dalle indagini condotte dall’Arpal suquattrocento lavoratori del Vte e sull’equipaggio della nave che hatrasportato il contenitore, non c’è stata alcuna contaminazione. Solleveremo comunque l’esigenza di individuare soluzioni in areeportuali per realizzare una struttura bunker per rispondere adeventuali emergenze. Se il Consiglio deciderà di convocare la commissione, vi parteciperò certamente, e sarà necessaria la presenza della Prefettura, che coordina le operazioni, e di tutti gli enti come Arpal, Asl, Vigili del Fuoco e di tutti i soggetti coinvolti.”

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