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mercoledì 6 luglio 2011

Augustin, Mohammed, Cheik, Ines…anche voi siate ricordati nel Giardino dei Giusti


Martedì, 12 Luglio, a Genova verrà inaugurato il Giardino dei Giusti. Penso che anche i nomi di questi che non esito a definire eroi dovrebbero trovarvi posto, a perenne ricordo di chi, senza esitazione ha dato la vita per salvare quella di altre persone, ricevendo in cambio, spesso, l’oblio.

Oggi, in occasione del Consiglio Provinciale, avrei voluto fare un intervento sulla Settimana dei Diritti che si aprirà domani, 7 luglio, a Genova.


Non è stato possibile, complice un regolamento che impone un tempo massimo per la trattazione delle cosiddette “Espressioni di Opinione” e ho pensato allora di farla comunque, mandando questa lettera, perché mi sembrava importante non lasciare cadere questo argomento.


La Settimana dei Diritti è una manifestazione molto importante e molto bella.
Quest’anno la manifestazione si intitola “I Giusti” intendendo con tale termine coloro che agiscono in modo eroico mettendo a rischio la propria vita per salvare quella di altre persone. “I Giusti intesi come coloro che non si voltano dall’altra parte; che sanno scegliere nei momenti decisivi da che parte stare. I Giusti come coloro che sono disposti a pagare un prezzo per difendere i diritti altrui.”


Scorrendo il programma, molte e tutte importanti sono le testimonianze dei tanti che, in Italia e in tutto il mondo hanno lottato e lottano contro le ingiustizie, le oppressioni, le violenze.
A questo elenco, che vi invito a leggere prima di partecipare agli eventi che esso annuncia, vorrei idealmente aggiungere anche alcuni nomi, nomi di persone poco note, persone che non si sono voltate dall’altra parte e che per questo definirei dei Giusti.


Sono nomi di immigrati le cui vicende hanno trovato una flebile eco sui giornali, e che mi hanno colpito per l’immensa generosità che ha permesso di salvare delle vite, di persone sconosciute per di più, sacrificando la loro.


Le persone di cui sono venuta a conoscenza, grazie ad un articolo di giornale, sono in particolare:


Augustin Affi. Originario della Costa d’Avorio, 21 anni, mercoledì era sulla spiaggia di Lido di Classe, a Ravenna, quando due bambini di 8 e 11 anni rischiavano di scomparire tra i flutti. Augustin si gettò in mare, li trasse in salvo sugli scogli, ma poi rimase incastrato in una buca e morì. Il Gruppo umanitario Everyone ha chiesto per lui al presidente Napolitano la medaglia d’oro al valor civile.


Il 18 giugno del 2003 Mohammed Abidid, 45 anni, si tuffò nel tratto di mare davanti ad Agrigento per riportare a riva una mamma con il suo figlio di cinque anni. A missione compiuta si abbandonò sulla spiaggia stremato. Ma c’era un altro bimbo di cinque anni che scivolava dagli scogli, e il padre, che non sapeva nuotare, urlava disperato. Mohammed si rituffò ma stavolta non ce la fece. Il suo corpo e quello del bambino vennero riportati a riva cadaveri pochi minuti dopo. Nessun ministro, nessun uomo politico presenziò al suo funerale. Mohammed riposa dimenticato.


Alla vigilia di ferragosto del 2004, a Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, c’era un muratore senegalese di 27 anni, Cheik Sarr. C’era qualcuno, al largo, che gridava aiuto. Cheik si buttò, lo riportò in salvo, ma anche lui non resistette allo sforzo e morì. L’uomo, un italiano, una volta portato a riva se la diede a gambe.


Due anni dopo, all’Argentario, la baby-sitter honduregna Ines Palacios Cruz salvò la bimba che le era stata affidata che faceva il bagno nonostante il mare molto mosso. Alla fine venne travolta da un’ondata poderosa e annegò. Era una clandestina, Ines, e stavolta arrivò, alla memoria, la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica.


Martedì, 12 Luglio, a Genova verrà inaugurato il Giardino dei Giusti. Penso che anche i nomi di questi che non esito a definire eroi dovrebbero trovarvi posto, a perenne ricordo di chi, senza esitazione ha dato la vita per salvare quella di altre persone, ricevendo in cambio, spesso, l’oblio.

mercoledì 13 aprile 2011

Emergenza profughi? Una ennesima arma di distrazione di massa.

L’evolversi degli eventi relativi alla gestione della questione dei profughi provenienti dal Nord Africa non sembra trovare ad oggi alcuna soluzione positiva ed anzi sta provocando conseguenze negative e preoccupanti in tutto il Paese. Il Governo, occupato da mesi a tentare di risolvere le problematiche care al Presidente del Consiglio, utilizza l’unica metodologia che, nei confronti del tema dell’immigrazione, ha sempre usato con sicuro effetto mediatico ed elettorale: la paura e la demonizzazione. Invece che affrontare responsabilmente il problema, approntando tendopoli per offrire una prima accoglienza con l’ausilio di esercito, protezione civile, croce rossa, come si fa di solito in questi casi, si è preferito lasciare che i profughi si ammassassero a Lampedusa senza alcuna assistenza, provocando inevitabilmente l’esasperazione della popolazione locale. Quanto alla richiesta di coinvolgimento dell’Europa, che ritengo corretta in generale, essa giunge molto tardiva e soprattutto da parte di forze politiche che, nei confronti dell’Europa, hanno più volte espresso scetticismo e, in seno al Parlamento Europeo, aperta contrarietà alle politiche che l’Europa ha messo in campo. Infine, fallito questo tentativo, si è pensato di scaricare il problema sui Comuni, senza dotarli beninteso di risorse né del dovuto coordinamento, e innescando tensioni sociali che nel clima di paura alimentato da mesi e mesi dal Governo stesso trovano ormai radici profonde, in grado di scatenare vere e proprie reazioni di panico tra la cittadinanza. Testimonianza di questo fenomeno lo abbiamo anche qui in Liguria, nella nostra Genova, città da sempre ospitale e accogliente: ebbene, anche qui si sono registrati preoccupanti episodi di violenza quali il lancio di bombe incendiarie contro un edificio tra quelli individuati per accogliere poche decine di profughi. Se anche questo che dovrebbe essere un gesto naturale di solidarietà per una grande città come Genova viene vissuto con un tale livello di intolleranza da parte di alcuni, significa solo che il germe dell’odio e del razzismo ha germogliato e sta mettendo radici in grado di avvelenare la società. Solo poche ore prima un ex ministro della Repubblica aveva affermato, senza mezzi termini, che era ipotizzabile, del resto, usare le armi contro gli immigrati. Chi ha responsabilità di governo rifletta sul clima che stanno creando, un clima invivibile per tutti, dove la paura dell’altro, dello straniero, è molto utile a deviare altre paure, dovute a problemi ben più concreti ma accuratamente occultati: la crisi economica, la disoccupazione, la perdita dei diritti fondamentali, lo sgretolamento dello stato sociale, l’attacco alla magistratura e alla Costituzione. Lo straniero è allora null’altro che un capro espiatorio alle nostre angosce e insicurezze che hanno tuttavia ben altra origine e capacità di incidere nella nostra vita reale. Concludo chiedendo un minuto di silenzio per le migliaia di vittime annegate nel Canale di Sicilia, uomini, donne, bambini morti sperando di trovare una vita migliore e per sfuggire al loro destino di fame, miseria, oppressione. Per questi esseri umani l’unica liberazione possibile è stata la morte, su questo io credo dovremmo riflettere seriamente, e molto più di un minuto.

domenica 11 aprile 2010

Quando le regole servono per discriminare i più deboli

Vorrei partire da alcuni recenti episodi per svolgere una breve riflessione sul tema delle regole e di come a volte la loro strumentalizzazione ne stravolga il senso trasformandole da strumenti di giustizia nel loro esatto contrario.

Negli ultimi tempi si va diffondendo tra i sindaci leghisti la moda di escludere dalla mensa scolastica i bimbi i cui genitori non pagano la retta mensile.

Pagare la retta della mensa scolastica dei figli fa parte dei doveri di un cittadino responsabile, così come si deve pagare il biglietto del treno o la tassa sulla spazzatura. Tutto vero, le regole sono importanti, anzi fondamentali per organizzare la convivenza civile. Questo pensava Socrate, per il quale violare le leggi equivaleva a distruggere le regole della convivenza umana.

Le leggi però non sono concepite per discriminare, ma per mettere tutti sullo stesso piano di diritti e di doveri. Non pagare la mensa scolastica dei figli perché si spendono i soldi in vacanze e in macchine nuove, ad esempio, non è lo stesso che non pagare perché non si hanno soldi sufficienti e si è magari senza lavoro.

Sarebbe quindi utile verificare, prima di tutto, il motivo dei mancati pagamenti, agendo sempre per tutelare il diritto di minori che, non dimentichiamolo, sono i primi a subire le conseguenze di questa discriminazione, tanto più odiosa perché adombra motivi di stampo chiaramente razzista.

Analizzando infatti la nazionalità delle famiglie colpite dal provvedimento si scopre che in grande maggioranza non sono italiane, e allora appare chiaro il reale scopo dell’iniziativa, che con estremo cinismo mira ad ottenere in realtà alcuni risultati, tra i quali a prevalere non è certo quello della contribuzione economica alla mensa scolastica:

1. si ottiene il consenso dell’opinione pubblica filo-leghista seguace della nuova (aberrante) ideologia che tende a limitare la sfera dei diritti ai soli cittadini italiani, in contrasto o, più facilmente, ignorando totalmente ogni riferimento alla Carta dei Diritti dell’Uomo e alla nostra Carta Costituzionale;

2. si punta l’attenzione dell’opinione pubblica su una mancanza (senza approfondire i motivi) ingigantendone negativamente la portata allo scopo di dare una immagine negativa di chi viene escluso;

3. l’enfasi appare così sproporzionata che l’esclusione sembra dover avvenire non solo dalla mensa scolastica, ma dalla stessa società cittadina, delle famiglie “inadempienti”;

4. si pongono le basi per fare terra bruciata attorno alle famiglie i cui genitori, spesso impiegati in lavori al nero, o sottopagati, in questa fase economica di crisi non servono più alle stesse condizioni, o meglio servono ma se si accontentano ancora di meno, se sono disposti a lavorare più ore, con meno sicurezza, ecc.;

5. accentuando il conflitto tra poveri si creano le condizioni per ottenere mano d’opera (italiana e straniera) ancora più a basso prezzo;

6. si facilitano fenomeni di espulsione di stranieri che, consapevoli della loro importanza economica per quei territori, iniziano a rivendicare i loro diritti di lavoratori: si potrebbe parlare di tante Rosarno più “soft” dove ai bastoni e alla folla urlante si sostituiscono fenomeni striscianti ma non meno efficaci di espulsione, in attesa dell’arrivo di nuovi stranieri, magari clandestini, più “addomesticabili” e sicuramente più ricattabili rispetto ai colleghi ormai troppo “pretenziosi”.


Sarebbe interessante capire se altrettanto decisamente i sindaci hanno perseguito l’applicazione delle leggi sul lavoro nero e sullo sfruttamento di mano d’opera a basso costo che caratterizza tanta parte della nostra economia, in tutte le regioni, da nord a sud.

Rispettare le regole conviene sempre a tutti, o almeno in tutti coloro che credono che la legge non debba tutelare i diritti dei più forti a discapito di quelli più deboli. Usare le leggi per discriminare è però la stortura peggiore del patto sociale che lega i cittadini, una torsione del diritto che evoca il periodo più buio del secolo scorso. Non riconoscere la china pericolosa che alcuni amministratori e politicanti in genere stanno imboccando, usando le paure della gente per cavalcarle a fini di ricerca del consenso elettorale, potrebbe essere l’errore più grande da parte di tutti coloro che si riconoscono in un sistema di regole in grado di difendere la democrazia e lo Stato di diritto, quindi tutti noi.

venerdì 9 aprile 2010

Immigrati: sfatare i miti dell’ideologia leghista

Alcuni punti per visualizzare il tema dell'immigrazione, che da troppo tempo è diventato un feticcio strumentalizzato dalla destra. Anche la sinistra, va detto, ha spesso affrontato la cosa in modo ideologico, senza scendere nel merito dell'analisi concreta dei problemi, e questo ha permesso all'ideologia contrapposta della destra di guadagnare terreno.

  1. L’immigrazione usata come mito negativo e valvola di sfogo circa le paure dovute a crisi economica e sociale;

  2. E’ uno schema vecchio ma sempre efficace scaricare i problemi e le paure su capri espiatori, specie se sono soggetti deboli;

  3. Non dobbiamo tuttavia sottovalutare l’immediatezza e la facile presa del rozzo ma chiaro messaggio leghista sulla popolazione, che in preda alla crisi economica e alla mancanza di prospettive certe per il futuro si aggrappa alle facili ricette proposte dalla Lega;

  4. Gli immigrati costituiscono un capro espiatorio ideale che dispensano tutti dal cercare le vere cause della crisi in atto, causata in buona parte dal peso eccessivo che la finanza ha acquisito rispetto alla ricchezza prodotta dal lavoro e dallo spostamento delle attività produttive a basso valore aggiunto nei paesi emergenti;

  5. Dobbiamo battere questa vera e propria ideologia sul suo stesso terreno, quello della concretezza delle analisi e delle proposte;

  6. Dobbiamo usare anche noi un linguaggio semplice e chiaro, ma per veicolare messaggi in grado di spiegare la realtà delle cose e proporre le nostre alternative dimostrando di saper affrontare i problemi relativi alla crisi economica in modo più efficace;

  7. Non dobbiamo aver paura di dire che l’immigrazione non è dannosa, e che non ruba lavoro, se la si sa gestire secondo regole ben precise, che vanno a vantaggio di tutti noi e a svantaggio di coloro che, sfruttando il lavoro nero, inquinano il mercato del lavoro e rendono tutti i lavoratori più deboli e ricattabili;

  8. Il trend demografico è, a detta dei maggiori esperti, particolarmente negativo per l’Italia, tanto che nei prossimi anni i nuovi nati italiani non riusciranno ad invertirlo, e questo contando anche i nati dalle famiglie degli immigrati;

  9. Inoltre l’invecchiamento della popolazione renderà sempre più difficile mantenere in equilibrio lo stato sociale, e verranno messe a rischio le conquiste basilari come la sanità per tutti, il sistema pensionistico, l’assistenza agli anziani;

  10. non ci saranno abbastanza giovani che lavorano regolarmente e pagano tasse e contributi tali da assicurare lo stato sociale così come oggi lo conosciamo;

  11. Massimo Livi Bacci, uno dei maggiori esperti di demografia e senatore del PD, fa notare che gli immigrati regolarmente iscritti all'Inps costano al sistema previdenziale meno degli italiani e cominceranno a ricevere benefici solo tra venti-trent'anni. In altra parole, attualmente danno più di quel che ricevono, anche in ragione della giovane età che richiede un ricorso minore alle cure mediche che gravano moltissimo sulle risorse regionali;

  12. ecco alcuni motivi facilmente comprensibili per i quali dobbiamo auspicare che vi siano immigrati che vengono in Italia e che vi lavorino essendo messi in regola;

  13. certo questo presuppone anche che vi siano politiche in grado di risollevare il paese dalla crisi economica, cosa che attualmente non sta avvenendo;

  14. resta così molto più semplice scaricare i problemi sugli immigrati, ignorando volutamente che essi potrebbero invece contribuire a risolverli;

  15. i lavoratori immigrati, sfruttati e ricattati grazie alle leggi attuali, sono così obbligati ad accettare di lavorare in nero, a volte praticamente in schiavitù sotto pena di denuncia se clandestini. Questa situazione fa sì che, non per colpa loro, si crei una condizione di concorrenza sleale nei confronti dei cittadini regolari, poiché difficilmente un imprenditore disonesto assumerà un cittadino regolare, con tutti gli oneri connessi, se può servirsi di una mano d’opera facilmente ricattabile e a prezzi così bassi. Tale comportamento penalizza anche gli imprenditori onesti, nei confronti dei quali realizza ancora una concorrenza sleale.

  16. Questa situazione penalizza così sia i lavoratori sia gli imprenditori onesti, ecco quindi sfatato il mito proposto da Lega e centro-destra in genere sul tema dell’immigrazione

lunedì 1 marzo 2010

Sciopero dei Lavoratori Migranti

Oggi si svolge il primo sciopero dei lavoratori migranti: è una grande occasione per riaffermare i diritti di tutti i lavoratori, italiani e stranieri, regolari e irregolari: perchè chi lavora ha diritto a ricevere una retribuzione adeguata e adeguate protezioni sociali, ha diritto a non essere sfruttato e deve vedere riconosciuta la propria dignità. I diritti o sono per tutti o non sono per nessuno, per questo difendere i diritti dei migranti equivale a difendere anche i nostri stessi diritti.

Il PD ha aderito allo sciopero dei migranti e invita tutti a partecipare alla manifestazione di domani.


LUNEDI 1 MARZO CON CONCENTRAMENTO ALLE 18.00 IN PIAZZA COMMENDA-GENOVA PARTIRA' IL CORTEO PER LA GIORNATA DEI MIGRANTI CORTEO CHE ATTRAVERSERA' TUTTO IL CENTRO PER CONCLUDERSI IN PIAZZA MATTEOTTI.

Insieme contro il razzismo e le discriminazioni
un 1 marzo di mobilitazione per i diritti e la dignità

giovedì 14 gennaio 2010

Bersani a Rosarno contro la 'ndrangheta, per la legalità

“Sarò a Rosarno il 14 gennaio per dare il segno che da parte nostra non c’è solo interesse verso una vicenda tanto agghiacciante, ma c’è anche la determinazione di far seguire fatti concreti”. Con queste parole Pier Luigi Bersani apre la conferenza stampa per presentare le proposte PD sulla lotta alla ‘ndrangheta e annuncia la sua partecipazione a l’iniziativa “Per la legalità, giornata nazionale di solidarietà”, indetta dai democratici.

La visita odierna di Bersani in Calabria prenderà il via da Lamezia Terme (ore 11). Il segretario si recherà a Palmi alle ore 14, per poi chiudere la giornata a Rosarno alle 15.15.Presenti alla conferenza anche il responsabile giustizia, Andrea Orlando, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, Donatella Ferranti e Felice Casson e Laura Garavini, capogruppo in commissione Antimafia. Lo scopo dell’iniziativa PD, secondo il segretario, è “di riportare allo scoperto una realtà troppo sottaciuta com’è la ‘ndrangheta e allo stesso tempo di rafforzare la battaglia e non lasciare solo chi è sul fronte”.

È necessario inoltre riflettere sul binomio “immigrazione e lavoro: temi sociali che si affacciano in modo drammatico. Il problema che in Calabria si è manifestato con picchi altissimi, esiste in tutta Italia. Le normative esistenti non sono riuscite ad affrontare un problema semplice: se in alcuni settori non abbiamo mano d'opera, noi dobbiamo decidere se rinunciare ad essi. Sbaglia il sottosegretario Mantovano quando dice 'non e' vero che gli italiani non vogliono fare più i lavori agricoli, ma non li vogliono fare a quei prezzi’. La questione e' che il mercato del lavoro non incrocia queste esigenze: o si fa un'immigrazione regolare oppure dire 'no' alla clandestinità e' come fermare l'acqua con le mani. Non si possono agitare solo i problemi come fa la destra; bisogna anche affrontarli. Non si può solo agitare lo spettro della clandestinità quando si governa per la maggior parte degli ultimi anni, si ha la legge Fini-Bossi e si ha il ministero dell'Interno''.

Lotta alla ‘ndrangheta: le 7 proposte del PD. I democratici porteranno in aula una serie di misure da adottare con la massima urgenza.

1) Prima fra tutte la rapida approvazione delle norme contro l’auto riciclaggio, oggi non previsto come reato e da equiparare invece al riciclaggio. È Laura Garavini a spiegare che “il segnale più forte che si possa dare alla ndrangheta è quello che intacca il suo potere economico, perciò punire l’investimento di soldi provenienti da attività illecite è più che doveroso”.

2) Così come dovrebbe essere costituita in fretta l’Agenzia nazionale dei beni confiscati rimodulata la norma che prevede la vendita all’asta dei beni confiscati. “questa purtroppo, spiega la deputata PD, è una delle tante promesse non mantenute dal ministro Maroni, come lo scioglimento del Comune di Fondi”.

3) Come evidenziato da Orlando, “Il Pd chiede anche la riformulazione dell’articolo 416 bis del codice penale e relativo formale inserimento della parola “n’ndrangheta”.

4) Inoltre, il responsabile Giustizia, chiede “la rapida calendarizzazione del ddl presentato dal PD sull’assegnazione alle procure dei magistrati di prima nomina per sopperire ai problemi di organico”. Sul punto è Donatella Ferranti ad evidenziare la “drammatica carenza di personale giuridico in tutta Italia, ma in particolare nelle procure di Nicosia, Catanzaro, Palermo e Catania".

5) Il Pd propone l’immediata estensione dei protocolli per la Legalità. Per garantire con la massima trasparenza le procedure di spesa assumendo l’obbligo, prima di procedere alla stipula del contratto d’appalto, o all’autorizzazione ai subappalti e/o subcontratti, di acquisire da parte delle competenti Prefetture informazioni antimafia sul conto delle imprese aggiudicatarie e subappaltatrici interessate, anche se hanno sede legale al di fuori della provincia.

6) Il senatore Felice Casson ha posto l’accento sull’immediato ritiro del ddl del Governo (attualmente all’esame del senato) che complessivamente limita il ruolo delle intercettazioni quale mezzo di ricerca della prova. “Non è condivisibile la limitazione circa l’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelle in cui sono state autorizzate, soprattutto se si pensa che raramente l’indagine prende il via da un’accusa di associazione mafiosa, più spesso si parte da reati minori, cosiddetti satellite”. La proposta dei democratici prevede di stringere le maglie attorno agli atti e alle attività concernenti i vari siatemi di intercettazione, responsabilizzando gli attori di ogni singola fase procedimentale, istituendo un archivio riservato, imponendo la eliminazione di qualsiasi nota o appunto concernenti persone estranee al procedimento.

7) Infine, prendendo spunto dai fatti calabresi di questi giorni, si sollecitano l’elaborazione e l’introduzione di nuove norme capaci di colpire più efficacemente il rapporto tra mafie e sfruttamento degi immigrati, il cosiddetto caporalato.Leggi le nostre proposte.

venerdì 8 gennaio 2010

Saviano: Gli immigrati difendono anche i nostri diritti

Rosarno è una realtà che nessuno vuole vedere: eppure tutti sanno che migliaia di immigrati sono sfruttati in quelle campagne, ridotti in stato di schiavitù e impiegati nelle campagne per pochi euro al giorno. E' una vergogna che deve finire, è indegno dell'Italia permettere che questo sfruttamento vada avanti. Qui c'è chi specula e ricatta gli immigrati clandestini anche grazie alle leggi razziste che impediscono ogni regolarizzazione possibile anche a chi trovi un lavoro regolare. Non resta che lo sfruttamento, brutale e spietato, mentre chi dovrebbe agire si volta dall'altra parte.
Condivido molto quanto detto da Saviano, intervistato da SKY TG24: "L'insurrezione degli africani nella città calabrese rappresenta un malessere del Paese. L'episodio delle schioppettate contro gli immigrati è un modo per misurare la propria forza, non una ragazzata. Gli immigrati vengono qui a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma vengono anche a difendere diritti che agli italiani non interessa più difendere".


venerdì 21 agosto 2009

Lampedusa, nuova tragedia del mare

Apprendo che sono stati ritrovati alcuni cadaveri che fornirebbero un terribile riscontro alla vicenda. Non riesco a credere che si possano avvistare dei naufraghi alla deriva su un gommone e girare la testa dall'altra parte, pensando forse che qualcun altro li soccorrerà, per evitare grane....e, sempre per evitare grane, neppure si dà l'allarme? Si continua la propria allegra gita in barca, come se nulla fosse? Ma davvero stiamo smarrendo il senso della più elementare umanità? E poi abbiamo paura dei "barbari" che ci invadono...ma i barbari siamo noi!

da l'Unità

Erano su un gommone alla deriva lungo circa 12 metri i cinque eritrei raccolti questa mattina al largo di Lampedusa da una motovedetta della Guardia di Finanza. Gli immigrati, secondo quanto hanno riferito ai soccorritori, sarebbero rimasti in mare per diversi giorni dopo avere esaurito il carburante. Durante la traversata, 75 di loro sarebbero morti di stenti e i loro corpi abbandonati in mare. La Guardia di Finanza sta cercando riscontri a questo racconto che viene comunque ritenuto «compatibile» sia con lo stato di salute dei cinque superstiti, trovati in condizioni pietose e ormai allo stremo delle forze, sia con la capienza dell'imbarcazione. Gommoni di questa grandezza sono stati infatti utilizzati in passato dal racket degli immigrati per trasportare anche una ottantina di persone.

domenica 17 maggio 2009

DISOBBEDISCO

La Camera dei Deputati ha approvato il primo dei tre maxiemendamenti al disegno di legge in materia di sicurezza, quello che riguarda l’immigrazione.

La maggioranza dei Deputati ha approvato norme che introducono il reato di clandestinità per chi entra o soggiorna illegalmente in Italia, che rendono legali le ronde, che vietano alle straniere irregolari senza passaporto di riconoscere i propri figli, che aumentano a sei i mesi di permanenza nei centri d’identificazione ed espulsione.

Con l’introduzione del reato di clandestinità, in particolare, tutti gli stranieri senza permesso di soggiorno rischiano di perdere i più semplici diritti fondamentali, come l’iscrizione all’anagrafe dei figli, mandarli a scuola, farsi curare da un medico e la possibilità di sposarsi.

Nella speranza che il popolo italiano insorga contro misure definibili, senza alcun dubbio, discriminatorie e xenofobe, io, cittadino della Repubblica Italiana, dichiaro, a chiare lettere e sin da ora, di non riconoscere questi provvedimenti approvati dal Parlamento italiano e la mia intenzione di disobbedire a tali norme ogni qualvolta si presenterà l’occasione.

Disobbedisco e disobbedirò perché credo nella Costituzione italiana, la quale, nell’articolo 2, “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo” - e quindi non solo dei cittadini di nazionalità italiana - e dichiara, nell’articolo 3, che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”.

Disobbedisco e disobbedirò perché il governo italiano e la maggioranza parlamentare che lo sostiene, proponendo e approvando tali norme, hanno compiuto un atto di barbarie che, disprezzando i diritti dell’essere umano, offendono la coscienza dell’umanità. Disobbedisco e disobbedirò perché ripudio la violenza. Perché ritengo che ogni qualvolta si neghi l’umanità dell’altro, come inevitabilmente succederà con l’applicazione di questo disegno di legge, si sta compiendo un atto di violenza.

Disobbedisco e disobbedirò perché voglio vivere e voglio scegliere in che condizioni vivere. Perché non è possibile non scegliere: nessuno può evitare di scegliere e la non scelta tra condizioni è comunque una scelta. Disobbedisco e disobbedirò perché tutti devono avere il diritto di affermare la propria intenzionalità. Intenzionalità negata, ora, anche per legge da chi, semplicemente perché nato e cresciuto nel benessere, si costituisce a pieno titolo oppressore e discriminatore.

Disobbedisco e disobbedirò, infine, perché la lotta per l’umanizzazione di questo paese e del mondo e per la liberazione dell’essere umano continuerà, da ora in poi, con più forza. Perché non c’è nulla che obblighi un essere umano ad accettare un altro essere umano al di sopra di sé.

domenica 18 maggio 2008

Immigrazione: e’ la clandestinità che genera illegalità

Maroni: “Nessuna sanatoria ma terremo conto delle badanti”.
Questa frase, riportata tra virgolette sulla Repubblica di stamane, domenica 18 maggio, mi ha fatto sorgere alcune riflessioni sul tema dell’immigrazione.
Di tutte le categorie di lavoratori, solo le badanti sono prese in considerazione. Perchè proprio le badanti? Forse perché, essendo donne, sono percepite come meno problematiche, in termini di sicurezza, rispetto agli uomini?
Certo, accudiscono gli anziani che spesso vivono soli e surrogano così le famiglie di origine e i servizi sociali, indubbiamente più costosi per la comunità. In molti casi, sanno prendersi cura degli anziani usando loro un rispetto e un’attenzione che la nostra società ha smarrito nel vortice consumistico che la caratterizza.
Vi sono però molte altre categorie di immigrati clandestini che trovano lavoro ad esempio nell’edilizia e nell’agricoltura, tanto per fare due esempi: perché questi lavoratori non vengono riconosciuti come risorsa per l’economia? Eppure sono tantissimi, ce ne accorgiamo specie quando muoiono nei cantieri.
Che siano una risorsa lo si capisce anche sapendo quanto percepiscono: pochi euro all’ora, sfruttati dai caporali che decidono chi lavora e chi no. Sono inoltre facilmente ricattabili, proprio per la loro condizione di clandestinità: difficile, se non impossibile, in queste condizioni, rivendicare diritti, sicurezza, rispetto delle regole.

E poi, cosa significa nessuna sanatoria? Se riconosco il ruolo di queste categorie all’interno della società italiana, dovrò pure farlo ufficialmente, altrimenti si dovrebbero ipotizzare forme di regolarizzazione per così dire parziali, comportanti magari minori diritti rispetto a quelle classiche…

All’interno del Governo si parla di “straniero risorsa” distinto da “straniero problema”: mi pare una giusta distinzione, però come li si può distinguere, a priori? Ossia, è dimostrato che solo una esigua minoranza di stranieri venga in Italia con il preciso intento di delinquere. La maggior parte di essi arrivano portando il sogno di una vita migliore, e sono pronti a lavorare anche duramente per realizzare quel sogno. Le leggi attuali impediscono però che il lavoratore senza regolare permesso di soggiorno possa essere messo in regola, salvo tornare nel paese d’origine e attendere, anche per mesi, di essere richiamato dal datore di lavoro attraverso la complicata trafila prevista dalla legge.

In queste condizioni, è purtroppo facile che alcuni di essi cadano nella rete della criminalità organizzata, contribuendo così ad aumentare l’insicurezza e il senso di disagio che serpeggia tra la popolazione.

Come trovare soluzione a questo problema? Innanzitutto cambiando l’attuale legge: si potrebbe ad esempio ipotizzare che un immigrato, arrivato con un visto turistico o per studio, avesse un tempo a disposizione (tre mesi, sei mesi, ecc.) per trovare un lavoro regolare. A garanzia della sua sussistenza, dovrebbe aver versato in una banca una somma stabilita per pagare le spese di vitto e alloggio durante il periodo di ricerca del lavoro (è una pratica in uso anche in altri Stati europei, ad esempio nel caso di permessi-studio). A questo punto riceverebbe un permesso temporaneo e potrebbe dedicarsi alla ricerca del lavoro senza timori di essere irregolare, sapendo che una volta trovato il lavoro e firmato il contratto, questo darebbe diritto ad un permesso di lungo periodo.

Nel caso il lavoro non venisse trovato entro il periodo stabilito, l’immigrato dovrebbe tornare in patria, potendo ritentare ad esempio l’anno successivo. In caso non rispettasse queste regole, l’accesso all’Italia gli verrebbe precluso anche in futuro.

Penso che in questo modo si scoraggerebbe lo sfruttamento dei clandestini così come il business dei viaggi della speranza fatti sui gommoni e i barconi che tanti morti hanno già causato nei nostri mari. I denari dati alla mafia dei clandestini verrebbero portati in Italia e utilizzati regolarmente, dando anche dei benefici alla nostra economia.

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