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giovedì 9 luglio 2009

Presidente, non firmi le leggi razziali!

Domani alle ore 18.00, presso la Prefettura di Genova, presidio per chiedere al Presidente Napolitano di non firmare il cosiddetto "pacchetto sicurezza" che contiene provvedimenti dal chiaro sapore razzista e anticostituzionali.

L'Italia non è così! Respingiamo il clima di odio e intolleranza che si vuole creare nei confronti dei migranti, identificando la condizione di clandestinità con quella di illegalità o, peggio, di criminalità.

Chiediamo che a tutti venga data la possibilità di avere il permesso di soggiorno a fronte dell'ottenimento di un regolare contratto di lavoro, evitando così di fornire mano d'opera agli sfruttatori di lavoro nero e alla criminalità organizzata. Questo sarebbe un reale provvedimento in favore della sicurezza, viceversa si favorirà l'ingrossamento delle fila della criminalità e delle persone sfruttate e schiavizzate, facilmente ricattabili a causa della loro condizione di clandestini.

venerdì 3 luglio 2009

Siamo tutti clandestini

Dall'Unità:

E così, da oggi siamo tutti clandestini. E non solo per la naturale solidarietà che dovrebbe spingere gli umani ad aiutare chi fugge dalla guerra e dalla fame. Siamo clandestini anche perché, come ha detto ieri a Omnibus Gennaro Migliore, siamo costretti alla disobbedienza civile contro una legge disumana e xenofoba.

Ma papi ci ha detto in tv che le nuove norme persecutorie contro i più poveri e i più deboli le ha volute lui. Proprio lui che è l’uomo più ricco e potente del Paese e ha più avvocati che capelli in testa. E, nonostante ciò, ha avuto il buon gusto di mettersi al riparo dalla legge non solo per i reati che eventualmente dovesse commettere, ma addirittura per quelli già commessi e accertati.

Tanto che l’avvocato Mills è stato condannato per essere stato corrotto da lui, Berlusconi Silvio, che oggi si felicita con se stesso per aver inflitto 6 mesi di detenzione preventiva a chi non ha commesso alcun reato, se non quello di essere in Italia. Giusto come noi.

martedì 26 agosto 2008

Clandestini nel suo capannone: nei guai un assessore leghista

da L'Unità del 22 agosto 2008
Predicano bene, ma razzolano molto male. I leghisti urlano contro l'immigrazione clandestina e nel frattempo sfruttano gli stessi immigrati per arricchirsi.
Faceva così anche Roberto Zanetti, assessore della Lega alle Attività produttive e presidente degli artigiani di Cartigliano, comune in provincia di Vicenza. Nel capannone di sua proprietà la Guardia di Finanza di Bassano del Grappa ha scoperto un laboratorio di confezionamento di abbigliamento con nove cinesi costretti a lavorare in condizioni pietose.
L'assessore adesso cerca di difendersi dicendosi sconcertato. «Questa storia mi toglie 10 anni di vita, io non ne sapevo niente».
Dopo aver effettuato una serie di controlli nei giorni precedenti, i finanzieri della Compagnia di Bassano sono entrati in azione all'una di notte di mercoledì. Nell'immobile c'erano 9 asiatici. A finire in manette sono state la donna cinese che gestiva il laboratorio, immigrata regolarmente in Italia, e due operai sui quali pendeva già un provvedimento di espulsione, arrestati per violazione della legge (pensa un po') Bossi-Fini. Tre erano regolari, di altri tre non avevano documenti.
Gli operai lavoravano giorno e notte in mezzo a puzza e rumore. Ma nel capannone erano completamente segregati dormendo in due stanzette nascoste dietro un armadio con un solo e lurido wc. Gli otto vivevano come schiavi: lavoravano tutta la notte, non uscivano mai. La "direttrice", almeno, aveva una camera tutta per sè.
«Quando siamo arrivati hanno iniziato a correre e a gridare, ma la cosa che ci ha colpito di più - spiega il capitano Danilo Toma della compagnia di Bassano del Grappa - è stato il doppio fondo che abbiamo trovato su un muro. Da una botola si accedeva alle stanze, di cui una piccolissima, pochi metri quadri con i letti ammassati e un puzzo incredibile».
Per quanto riguarda la posizione dell'assessore, il capitano spiega: «Come il fratello, al momento non è indagato, anche perché il contratto di affitto era regolare». Difficile però credere che la famiglia Zanetti non fosse al corrente di cosa stesse accadendo nel capannone. «La casa dei Zanetti dista poche centinaia di metri», osserva il capitano. In più, non è la prima volta che nel profondo Nord est leghista vengono scoperti laboratori clandestini: «Di casi simili anche in zona ne abbiamo scoperti parecchi», ricorda il capitano.
Zanetti da parte sua cerca di difendesi. «La cinese titolare - spiega Roberto Zanetti - era venuta da noi la scorsa primavera; era stata costretta ad abbandonare la precedente sede, ne cercava un'altra e aveva saputo del nostro capannone. Era iscritta alla Camera di Commercio e, a quanto ci constava, i suoi dipendenti erano a posto con il permesso di soggiorno. Insomma, sembrava tutto in regola e abbiamo perfezionato la locazione, alla luce del sole».
Peccato che "alla luce del sole" però non lavorassero i cinesi. E Zanetti ne era al corrente. «Parevano invisibili - continua l'assessore vicentino - lavoravano di notte, come formiche, non disturbavano. Cosa combinassero là dentro, non lo sapevamo: avevano messo subito le tende alle finestre e non aprivano a nessuno. Consideravamo l'affitto che ci pagavano una sorta di compensazione: in fondo, è proprio per colpa della Cina che abbiamo cessato la nostra attività originaria».
È rimasto «sorpreso e sconcertato» anche il sindaco leghista di Cartigliano, Germano Racchella, nell'apprendere che il capannone dove è stato scoperto un laboratorio cinese clandestino è di proprietà di un suo assessore. «Una bella mazzata - commenta il primo cittadino - Sono sorpreso più come leghista che come sindaco», dice orgogliosamente. Racchella non ha ancora sentito il suo assessore e collega di partito Roberto Zanetti e non lo farà prima di sera. «Ho convocato una riunione - spiega il sindaco - vedremo cosa uscirà dall'incontro».

domenica 18 maggio 2008

Immigrazione: e’ la clandestinità che genera illegalità

Maroni: “Nessuna sanatoria ma terremo conto delle badanti”.
Questa frase, riportata tra virgolette sulla Repubblica di stamane, domenica 18 maggio, mi ha fatto sorgere alcune riflessioni sul tema dell’immigrazione.
Di tutte le categorie di lavoratori, solo le badanti sono prese in considerazione. Perchè proprio le badanti? Forse perché, essendo donne, sono percepite come meno problematiche, in termini di sicurezza, rispetto agli uomini?
Certo, accudiscono gli anziani che spesso vivono soli e surrogano così le famiglie di origine e i servizi sociali, indubbiamente più costosi per la comunità. In molti casi, sanno prendersi cura degli anziani usando loro un rispetto e un’attenzione che la nostra società ha smarrito nel vortice consumistico che la caratterizza.
Vi sono però molte altre categorie di immigrati clandestini che trovano lavoro ad esempio nell’edilizia e nell’agricoltura, tanto per fare due esempi: perché questi lavoratori non vengono riconosciuti come risorsa per l’economia? Eppure sono tantissimi, ce ne accorgiamo specie quando muoiono nei cantieri.
Che siano una risorsa lo si capisce anche sapendo quanto percepiscono: pochi euro all’ora, sfruttati dai caporali che decidono chi lavora e chi no. Sono inoltre facilmente ricattabili, proprio per la loro condizione di clandestinità: difficile, se non impossibile, in queste condizioni, rivendicare diritti, sicurezza, rispetto delle regole.

E poi, cosa significa nessuna sanatoria? Se riconosco il ruolo di queste categorie all’interno della società italiana, dovrò pure farlo ufficialmente, altrimenti si dovrebbero ipotizzare forme di regolarizzazione per così dire parziali, comportanti magari minori diritti rispetto a quelle classiche…

All’interno del Governo si parla di “straniero risorsa” distinto da “straniero problema”: mi pare una giusta distinzione, però come li si può distinguere, a priori? Ossia, è dimostrato che solo una esigua minoranza di stranieri venga in Italia con il preciso intento di delinquere. La maggior parte di essi arrivano portando il sogno di una vita migliore, e sono pronti a lavorare anche duramente per realizzare quel sogno. Le leggi attuali impediscono però che il lavoratore senza regolare permesso di soggiorno possa essere messo in regola, salvo tornare nel paese d’origine e attendere, anche per mesi, di essere richiamato dal datore di lavoro attraverso la complicata trafila prevista dalla legge.

In queste condizioni, è purtroppo facile che alcuni di essi cadano nella rete della criminalità organizzata, contribuendo così ad aumentare l’insicurezza e il senso di disagio che serpeggia tra la popolazione.

Come trovare soluzione a questo problema? Innanzitutto cambiando l’attuale legge: si potrebbe ad esempio ipotizzare che un immigrato, arrivato con un visto turistico o per studio, avesse un tempo a disposizione (tre mesi, sei mesi, ecc.) per trovare un lavoro regolare. A garanzia della sua sussistenza, dovrebbe aver versato in una banca una somma stabilita per pagare le spese di vitto e alloggio durante il periodo di ricerca del lavoro (è una pratica in uso anche in altri Stati europei, ad esempio nel caso di permessi-studio). A questo punto riceverebbe un permesso temporaneo e potrebbe dedicarsi alla ricerca del lavoro senza timori di essere irregolare, sapendo che una volta trovato il lavoro e firmato il contratto, questo darebbe diritto ad un permesso di lungo periodo.

Nel caso il lavoro non venisse trovato entro il periodo stabilito, l’immigrato dovrebbe tornare in patria, potendo ritentare ad esempio l’anno successivo. In caso non rispettasse queste regole, l’accesso all’Italia gli verrebbe precluso anche in futuro.

Penso che in questo modo si scoraggerebbe lo sfruttamento dei clandestini così come il business dei viaggi della speranza fatti sui gommoni e i barconi che tanti morti hanno già causato nei nostri mari. I denari dati alla mafia dei clandestini verrebbero portati in Italia e utilizzati regolarmente, dando anche dei benefici alla nostra economia.

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