Visualizzazione post con etichetta trasporto pubblico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta trasporto pubblico. Mostra tutti i post

mercoledì 16 giugno 2010

Manovra: altro che 1000 treni nuovi, si profilano tagli massicci al trasporto ferroviario pendolare

Non solo il Governo ha respinto la proposta di legge per finanziare 1000 treni nuovi, così come aveva proposto la Commissione Trasporti della Camera: ora cala la scure sul trasporto pubblico e sugli attuali livelli di servizio, e si profilano per i prossimi anni tagli massicci che sarebbero indubbiamente un colpo mortale al trasporto pubblico. Le "grandi opere" però non si discutono: si cancellano treni in circolazione ma si continua a finanziare il Ponte sullo Stretto, così come altre strade e autostrade. Sempre più i costi di trasporto saranno messi a carico dei singoli cittadini, pesando in misura sempre maggiore sulle già esangui finanze familiari.

Legambiente: "A rischio un treno su due per i pendolari.
Saltano i contratti di servizio in tutte le Regioni".


Per Legambiente, la protesta delle Regioni contro i tagli per i treni pendolari contenuti nella manovra del Governo non solo è comprensibile, ma addirittura insufficiente a far comprendere l'effetto che le decurtazioni avrebbero per i cittadini italiani che ogni giorno prendono il treno per ragioni di lavoro o di studio. L'associazione ambientalista ha analizzato i numeri della manovra che riguardano i pendolari che viaggiano in treno, e questi dati sono semplicemente scioccanti: rispetto all'anno in corso, il taglio complessivo delle risorse per il servizio ferroviario è del 53%, quello a Trenitalia del 67%.

Infatti, il taglio in materia di "Servizi ferroviari di interesse regionale e locale in concessione", previsto all'allegato 1 della manovra, è pari a 1.223 milioni di euro per l'anno 2011, di cui 1.181 a Trenitalia e 42 agli altri concessionari. Se si considera che per questa voce del bilancio dello Stato, che garantisce i treni in circolazione nelle Regioni, la cifra nel 2010 era pari a 2.287 milioni di cui 1.748 milioni a Trenitalia e 539 agli altri concessionari, si comprende come quella che si profila è una vera e propria ecatombe del servizio ferroviario pendolare nel nostro Paese.

"Ma Tremonti e Matteoli hanno idea dell'effetto che la manovra provocherà a partire dal 2011 nelle città italiane? - chiede Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente. Il Governo deve spiegare ai due milioni e 700mila italiani che ogni giorno prendono i treni per motivi di lavoro o di studio quali soluzioni alternative hanno in mente per loro. Con meno di metà delle risorse rispetto a quest'anno come si può pensare di far funzionare il servizio?".

Legambiente lancia un allarme rivolto a tutti i pendolari d'Italia per far sentire forte la protesta contro una decisione che determinerebbe degli effetti sociali e ambientali drammatici, perché meno treni significa più auto in circolazione, città più congestionate e inquinate, ancora più disagi per i pendolari che già troppi ne soffrono su treni spesso vecchi e affollati.

Inoltre, nella manovra questi tagli sono definiti con chiarezza per le singole voci per il 2011, ma è già previsto che continueranno per il 2012 e 2013. Per i pendolari è un'autentica beffa, perché a partire da quest'anno si dovevano cominciare a vedere i miglioramenti, tanto attesi nelle città e nelle Regioni italiane, che i nuovi Contratti di servizio con 6 anni di durata dovevano garantire. Ma con i tagli rischiano di essere cancellati tutti gli accordi già firmati. E Legambiente evidenzia come altri tagli siano spalmati su diverse voci che riguardano il servizio di Trasporto Pubblico Locale, per un totale di ulteriori 217 milioni di Euro, mentre nessuna risorsa è tolta ai finanziamenti della Legge Obiettivo. "Una scelta semplicemente assurda – aggiunge Zanchini -. Si cancellano i treni in circolazione nelle città mentre si continua a finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, ma anche nuove autostrade e strade. Non sono certo questi gli investimenti che servono a portare l'Italia fuori dalla crisi, tantomeno quando si tagliano i servizi essenziali".

Il Governatore del Piemonte Cota si è detto rassicurato da Tremonti, che garantirebbe attenzione alle Regioni virtuose, invitandole a coprire gli eventuali buchi. Per Legambiente le "rassicurazioni" di Tremonti sono un modo di mischiare le carte: con questi numeri a disposizione semplicemente sarà impossibile, anche in Piemonte, garantire il servizio attuale, figuriamoci i miglioramenti che queste si sono impegnate a realizzare con i contratti di 6 anni firmati nel 2010 quasi ovunque con Trenitalia.

I contratti di servizio in vigore e i tagli del DDL dal 2011
tabella 1

Nella tabella è riportato l'ammontare del contratto di servizio per le Regioni italiane con Trenitalia nel 2010 e quelle a disposizione nel 2011 secondo la manovra del Governo. I tagli alle Regioni sono calcolati secondo i parametri di proporzionalità stabiliti con la Legge di trasferimento dei poteri in materia di trasporto ferroviario alle Regioni (la cosiddetta Legge Bassanini, la Legge 59 del 1997).


Gli stanziamenti aggiuntivi delle Regioni per il Contratto di servizio
tabella 2
Nella tabella sono indicate le cifre che le Regioni hanno stanziato come risorse aggiuntive rispetto al Contratto di Servizio 2010. Come è evidente nessun intervento da parte delle Regioni potrà recuperare i tagli. Non è quindi un caso che le Regioni abbiano definito in maniera unanime il Decreto "incostituzionale perché vengono tolti i soldi ma non le funzioni e questo contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale".

domenica 14 dicembre 2008

Parte l’AV da Milano a Bologna: mega-festa per pochi vip e ritardi per i treni regionali

In una Milano gelida, sferzata da una pioggia battente, si è svolta sabato 13 dicembre, l’inaugurazione della linea ad AV tra Milano e Bologna, fortemente voluta e realizzata, pur con costi da capogiro, prima da Lorenzo Necci e poi dall’attuale presidente di FS, Mauro Moretti.

Stretti tra i cantieri ancora in corso della nuova Centrale e la scenografia blindatissima dell’inaugurazione, i passeggeri che si trovano a transitare per la stazione si aggirano carichi di valige cercando un varco tra vigilantes e transenne, costretti spesso a effettuare lunghi giri per guadagnare faticosamente l’uscita o, viceversa, i binari.

Fuori, sotto la pioggia, resiste coraggiosamente il presidio organizzato dall’ACU e al quale partecipano i Cobas e alcuni rappresentanti dei Pendolari: i piacentini, quelli dell’acquese, i liguri.

Ezio Gallori, macchinista in pensione (e quindi non più licenziabile, sottolinea) fa un interessante, ancorché inquietante, parallelo tra Moretti e Mussolini, citando l’episodio dell’inaugurazione nel ’39 della Freccia Nera che poteva compiere il tragitto tra Bologna e Milano in 77 minuti (l’Eurostar di Moretti si chiama, ironia della sorte, Freccia Rossa e di minuti ne impiega 65).

Nel volantino distribuito ai passanti è ben sintetizzato il significato dell’AV, così come la si è realizzata in Italia, ossia uno spreco di denaro speso in progetti, cantieri infiniti, ma senza la minima intenzione di migliorare davvero il trasporto pubblico. La maledizione dell’Italia: interessi privati perseguiti con denaro pubblico.

L’AV non è in sé una cosa sbagliata, anzi, se adeguatamente inserita in un quadro organico ed integrato del trasporto porterebbe grandi benefici, ma il problema è che questo quadro lo si vuole mantenere frammentato e preda di interessi particolaristici. Non vi è la minima capacità, né la volontà, di impostare una politica del trasporto, per i passeggeri e per le merci, in grado di dare risposte serie e concrete alla domanda del Paese.

Il non aver adeguato le stazioni con nuovi binari dedicati ai nuovi treni, comporterà che tutti gli altri dovranno dare automaticamente la precedenza a questi dell’AV, e già da orario si registrano degli allungamenti di tempi di percorrenza che raggiungono in alcuni casi i 20 minuti, che sommati ai ritardi renderanno ancora più dure le condizioni di viaggio di quel 90% di passeggeri che non usa (e non può usare, date le distanze percorse) l’AV.

Progressivamente le grandi stazioni come Milano Centrale verranno dedicate all’AV, mentre i regionali andranno ad attestarsi sulle stazioni periferiche, senza però che si specifichi in che modo tali stazioni saranno collegate al resto della rete di trasporti, e comunque con tempi di percorrenza molto più elevati, dovuti alla necessità di cambiare mezzo.

E allora, anche questa mega-festa, cui i comuni cittadini e utenti, pur essendo i soli veri paganti, non hanno potuto accedere, bene rappresenta simbolicamente una concezione della gestione della cosa pubblica totalmente snaturata: l’inaugurazione dell’AV non come festa e conquista di tutti e del Paese, ma evento per pochi privilegiati, così come sarà il viaggiare su questi treni di lusso.

Tra gli ospiti abbiamo visto sgusciare alla chetichella un certo Catania, si, ve lo ricordate, quello che per lasciare la poltrona di AD di Trenitalia, dopo averne accelerato lo sfascio, ha preteso una buonuscita di 8 milioni di euro…invitato anche lui, come benemerito esponente della Casta dei grand commis di Stato, che in tutte le stagioni galleggiano sul mare magnum delle prebende e degli emolumenti.

Del resto, la mega-festa non era neppure nascosta alla vista dei comuni mortali che, da lontano, potevano assistere all’effervescenza dei festeggiamenti, come tante piccole fiammiferaie debitamente tenute alla larga dalla security, nel caso qualcuno volesse imbucarsi. “Ma siamo noi che abbiamo pagato tutto questo!” mi si dirà. Certo, ma che importa? Così va il mondo!

E i pendolari, obbligati a viaggiare su treni sempre più sporchi e fatiscenti? Ci pensino le Regioni, tuona Moretti. Come se le Regioni avessero le risorse strutturali per poterlo fare, e non dovessero ogni volta elemosinare i soldi allo Stato. Intanto, che i pendolari si adeguino ai nuovi prezzi degli abbonamenti, che non solo saranno più cari, ma renderanno molto più complicato utilizzare i vari tipi di treno, sempre più segmentati in una giungla inestricabile di sigle e regole di utilizzo, variabile da regione a regione.

Regioni, avete sentito? Arrangiatevi! Direbbe Totò, e con voi tutti i pendolari. Ma allora, occorre mettere davvero le Regioni in condizioni di provvedere autonomamente ai propri fabbisogni, a partire dall’acquisto di nuovi rotabili, che restino nella disponibilità delle Regioni e non di Trenitalia. Questo, caro Moretti, è il passo fondamentale perché le regioni possano effettivamente fare da sé, e magari bandire delle gare vere, aperte a nuovi soggetti, oltre a Trenitalia.

Tutto questo richiede tempo, e i pendolari non possono ancora aspettare anni e anni, per cui urgono risposte immediate, da parte di tutti, Stato e Regioni: si imponga a Trenitalia di abbattere soprattutto per i pendolari tutte quelle segmentazioni artificiose tra abbonamenti per IC, ES, regionali, ecc, introducendo abbonamenti omnicomprensivi che diano diritto a usare tutti i tipi di treno, come è logico possa fare chi lo utilizza quotidianamente e deve barcamenarsi con i mille disagi quotidiani presenti nelle ferrovie.

Chiediamo inoltre che nel prossimo Contratto di servizio si introducano due parametri base per la valutazione della qualità del servizio reso, ossia:
La diminuzione dei tempi di percorrenza da orario dei treni regionali
L’aumento del numero di passeggeri trasportati sui treni regionali

Concludo questo resoconto con un piccolo aneddoto: salita sul treno regionale che mi riportava a Genova (e che costava circa la metà dell’IC Plus preso al mattino, con tempo di percorrenza del tutto analogo) abbiamo riportato già alla partenza 10 minuti di ritardo che il capotreno ha giustificato dicendo che era dovuto all’inaugurazione del nuovo supertreno: e meno male che l’AV doveva liberare le tracce per i regionali!

domenica 26 ottobre 2008

«L’alta velocità danneggia i liguri» : parola di Assessore

Non possiamo non dirci d’accordo con l’Assessore Vesco quando guarda con preoccupazione alle priorità dichiarate da Trenitalia nei confronti degli investimenti, quasi esclusivamente diretti verso l’alta velocità. Come più volte anche da noi espresso in numerosi interventi, non si tratta di essere pregiudizialmente contro l’AV, ma da un elementare analisi del rapporto costi-benefici ci si rende conto di quanto tale scelta sia infausta e dannosa per il trasporto locale: non solo non verranno liberate nuove tracce per il trasporto regionale, ma verranno drenate risorse che renderanno ancora più oneroso per le regioni stipulare contratti di servizio che verranno caricati quasi esclusivamente di costi (ossia le linee meno profittevoli) e impoveriti degli introiti derivanti dalle linee “ricche”, servite dai treni IC, EC, AV, ecc, che però non ricadono nei bilanci del trasporto regionale ma esclusivamente in quelli della lunga percorrenza, che sarà così sempre più in attivo e pronta per essere, anche lei, quotata in borsa…Regioni, state all’occhio!!! Non facciamoci fregare dai furbetti di Trenitalia!!! La torta va spartita più equamente, per il bene del trasporto pubblico e della mobilità nel suo complesso, per questo occorre ragionare in termini complessivi, mettendo in sinergia i diversi mezzi di trasporto pubblico, non in concorrenza: quando avremo capito questo, e creato apposite autority per la mobilità, saremo già ad un passo dalla soluzione.

giovedì 9 ottobre 2008

Gazebi del PD in difesa del trasporto pubblico locale

Il 20 ottobre p.v. si svolgerà una importante iniziativa promossa dal Partito Democratico in favore del trasporto pubblico locale, individuato dal Partito quale tema centrale per i prossimi mesi.

In tutte le principali città italiane verranno realizzati presidi dove verranno distribuiti volantini che illustrano come l’attuale politica di tagli indiscriminati penalizzi ulteriormente il trasporto Pubblico Locale e come invece occorra tornare ad investire convintamente nelle politiche per il TPL, che molti analisti individuano come una delle maggiori emergenze negli anni futuri.

Un gazebo verrà allestito, sin dalla prima mattina, nei pressi della stazione ferroviaria di Chiavari, mentre altri presidi e volantinaggi verranno effettuati nelle altre località del Tigullio.
E' un'occasone importante anche per dare visibilità sul territorio all'azione concreta che il PD sta portando avanti in difesa dei servizi pubblici (come ad esempio la scuola), del sistema del welfare che è sempre più spesso posto sotto attacco e già eroso dagli ultimi provvedimenti del Governo.

domenica 17 agosto 2008

Licenziato per aver "screditato" Trenitalia

La vicenda di Dante De Angelis, leader storico dei macchinisti e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che mette in guardia sulle condizioni dei convogli Fs e viene licenziato a Ferragosto per le dichiarazioni rese alla stampa, è il nuovo episodio sul quale ci troviamo oggi a riflettere. Come passeggeri, oltre che come cittadini, ci chiediamo quali siano davvero le condizioni di sicurezza in cui ogni giorno viaggiamo, e se non abbiamo il diritto di essere informati compiutamente degli eventuali rischi che comporta viaggiare in treno. Ci possiamo davvero fidare delle statistiche secondo le quali le ferrovie italiane sono tra le più sicure del mondo? Su “La Stampa” di oggi, 17 agosto, vi è un articolo sulla “Guerra dell’alta velocità” dove si descrive un Moretti (AD del gruppo FS) ossessionato dallo spettro della concorrenza dei privati e quindi impegnato in una politica di rigore che prevede il pugno di ferro contro “fannulloni” e “disfattisti”: dopo gli anni del lassismo e dello sbrago, il nuovo corso impone lo stile “legge e ordine” per rinserrare i ranghi e preparare le falangi allo scontro con le truppe dei Montezemoli e, ben nascoste nelle diverse cordate, dei cugini d’oltralpe SNCF e Deutsche Bahn. Certo, viene da dire che quando i buoi sono scappati, si chiudono le stalle, che questi provvedimenti suonano come le grida manzoniane e che, molto probabilmente, sortiranno gli stessi effetti. E’ abbastanza triste, sia detto per inciso, vedere come uno dei settori più strategici per il nostro Paese (come e più dell’iperprotetta Alitalia) stia finendo al centro di una lotta di potere per accaparrarsene le spoglie: dopo essere stato per anni utilizzato come serbatoio di consensi elettorali, ed essendo ormai scoppiato ed ipertrofico, il trasporto ferroviario è un vascello alla deriva. Moretti è nella ridotta e combatte strenuamente per salvare il salvabile (così almeno è convinto di fare), non esitando ad utilizzare il metodo della decimazione (colpirne uno per educarne 100), che tuttavia non servirà a ridare il morale a truppe rese esangui da gestioni che ne hanno mortificato la professionalità e premiato il clientelismo.

E' triste anche vedere come più nessuno (e meno che mai la sua dirigenza) crede nell'unica missione che davvero potrebbe salvare Trenitalia dal suo lento declino, ossia quella di tornare ad essere un'azienda al servizio dei cittadini, così come era in origine, e come è stata per un certo periodo, pur tra mille distorsioni e saccheggi, ricavando da questo orgoglio e dignità, senso di appartenenza e rinnovato spirito di servizio.
Sempre oggi, su Repubblica, l’ing. Soprano, AD di Trenitalia, a chi gli fa notare che vi sono altri rischi già segnalati dai viaggiatori e dai sindacati, come ad esempio le “porte tagliola”, che si chiudono inaspettatamente e hanno causato più di un incidente anche di una certa gravità, risponde che “tutte le volte che è successo è stata per incauta salita o discesa del viaggiatore mentre il treno era in movimento”, e io mi chiedo, ma quando questo incidente si è verificato contemporaneamente su 17 porte, il treno era forse in movimento? Io stessa più volte mi sono trovata in questa situazione, con la porta che improvvisamente si chiudeva e il treno era in sosta e perfettamente fermo. Ora io mi chiedo, non bisognerebbe licenziare l’ing. Soprano per le false dichiarazioni rese a mezzo stampa? O devono pagare solo i ferrovieri che denunciano i problemi di sicurezza?

martedì 22 luglio 2008

Il PD del Tigullio incontra Alessandro Repetto, Presidente della Provincia di Genova

Proseguono gli incontri con gli amministratori promossi dal PD del Tigullio. Dopo l’incontro con il Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, è stata la volta del Presidente Alessandro Repetto che lunedì 21 luglio presso la Sala Gramsci di Chiavari ha illustrato ai presenti le linee guida dell’azione provinciale. Molti i temi all’ordine del giorno: la gestione degli ATO acqua e rifiuti, i trasporti e la mobilità, la possibile nascita dell’area metropolitana genovese e le sue ricadute sul territorio del Tigullio, la scuola, il turismo, l’energia, i piani di bacino per ricordare solo i più importanti.
Erano presenti, oltre alla Coordinatrice del Tigullio Mavi Zonfrillo, che ha introdotto la serata, l’Assessore Paolo Perfigli e i consiglieri Simone Pedroni e Sonia Zarino.

Dopo un breve accenno alla parziale redistribuzione delle deleghe tra gli assessori e lo stesso presidente, dovute ad esigenze di una migliore funzionalità della Giunta, oltre che a valutazioni di natura politica, Repetto ha fornito ai presenti, in massima parte amministratori locali e responsabili di circoli, una carrellata sulle principali tematiche in discussione in questo periodo.

ATO acqua: la Provincia si propone come soggetto gestore in quanto ente di mediazione e di riequilibrio tra le istanze della città capoluogo e del territorio circostante; Repetto sottolinea l’importanza di una corretta gestione del delicato equilibrio che esiste tra società di gestione e comuni, specie se piccoli. La soluzione alternativa che prevede la formazione di un Consorzio potrebbe costituire una ulteriore complicazione specie per il cittadino, che vedrebbe così aumentare il numero degli enti che intervengono sul servizio idrico, in quanto se alla Provincia rimangono le potestà autorizzative, la gestione e l’erogazione del servizio competerebbe al Consorzio. Si auspica quindi che la legge regionale in itinere recepisca questa impostazione e individui la Provincia quale soggetto di riferimento per gli ATO, supportata eventualmente da un Comitato dei Sindaci il cui parere sia vincolante in occasione di scelte di particolare importanza (scelte gestionali, tariffe, ecc.).

Il tema sarà oggetto di numerosi interventi da parte dei presenti: Ezio Chiesa, consigliere regionale, osserva come il punto cruciale è come contenere i costi del servizio idrico, che sono oggettivamente aumentati in molti comuni del Tigullio. Questo discorso vale del resto anche per il tema dei rifiuti, dove si impone una gestione razionale ma attenta al tema delle tariffe per la cittadinanza. La legge in itinere presso la Regione terrà conto di questa esigenza di mediazione, entro settembre dovrebbe essere varata e si vedrà quindi in che modo essa recepirà le istanze dei territori.
Paolo Perfigli, Assessore con delega alla gestione delle acque, mette in luce le criticità dovute al fatto che il Comune di Genova è anche proprietario dell’azienda che gestisce attualmente per conto dell’ATO il servizio idrico stesso, ossia Iride. Questo fatto crea uno stato di tensione da parte dei piccoli Comuni che accolgono con una certa diffidenza le decisioni prese da una assemblea dove un Comune ha una prevalenza accentuata su tutti gli altri. Esprime inoltre la sua perplessità sulla possibile circostanza di andare a prossime elezioni amministrative con un consorzio ancora in fase di costruzione che potrebbe quindi causare disagi e malfunzionamenti che si andrebbero a ripercuotere immediatamente sull’utenza e quindi sull’elettorato.
Sul tema tariffe poi, annuncia che 1.300.000 euro sono stati reperiti e messi a disposizione per offrire delle agevolazioni agli utenti a basso reddito, e a breve verranno definiti i criteri di ripartizione delle risorse.
Sonia Zarino, consigliere provinciale e presidente della 5 Commissione Ambiente, tutela e salute, osserva come il ruolo equilibratore della Provincia di Genova sia positivamente vissuto da tutte le realtà territoriali e come questa sua funzione sia da valorizzarsi non solo da parte dei territori come il Tigullio, ma anche da parte di Genova, che tramite la Provincia si può rapportare con il resto del territorio in modo più armonico ed integrato, potenziando così il suo ruolo di comune capoluogo. Individuare la provincia quale ente titolare dei due ATO acqua e rifiuti avrebbe proprio questo significato, occorre quindi trovare le forme più adatte perché tutti i territori si sentano rappresentati con pari dignità e siano pronti a collaborare così come è nello spirito dell’ATO stesso.

ATO rifiuti: molti dei discorsi fatti per l’ATO acqua riguardano anche l’ATO rifiuti, del resto la stessa legge regionale in itinere li accomuna nello stesso provvedimento. Repetto ricorda come la Provincia, che ha già varato il Piano Provinciale dei Rifiuti, abbia attivato una Commissione Speciale con lo scopo di sostenere la applicazione di quel piano. Recentemente è stato predisposto un bando per incentivare la raccolta differenziata e che sarà presto pubblicato, per dare ai Comuni che presenteranno progetti in tal senso degli aiuti concreti. Tale bando recepisce anche una mozione presentata dai consiglieri del PD per incentivare la produzione di compost da rifiuti domestici, inserendo una voce di spesa in tal senso. Simone Pedroni, consigliere provinciale, osserva a sua volta come la gestione provinciale dell’ATO favorirebbe anche una più omogenea applicazione del piano dei rifiuti e potrebbe portare delle economie di scala che i singoli comuni non potrebbero realizzare.

Trasporti pubblici: la legge finanziaria in itinere presso il Governo fa rientrare, “grazie” alla Lega, la possibilità di affidamenti in house, e questa è la soluzione preferita della Provincia, dato che il servizio erogato ad oggi ha saputo coniugare le esigenze gestionali con la necessità sociale di servire anche le zone più interne, commercialmente poco appetibili. Viene ricordato anche il recente Piano della Viabilità Extraurbana adottato dal Consiglio e positivamente accolto dai Comuni, che stanno procedendo con l’invio delle loro osservazioni prima dell’approvazione finale. Particolarmente innovativo l’approccio “quadro” del piano che mette insieme ambiente, sicurezza stradale e esigenze della mobilità, analizzando in particolare le possibili sinergie tra i diversi tipi di trasporto pubblico e di interscambio tra pubblico e privato.

Area Metropolitana: sul tema vi è molta incertezza, e sono diversi a livello nazionale i progetti che vengono proposti per realizzare questa nuova entità. Secondo uno di questi, il Sindaco dell’Area assumerebbe “semplicemente” tutte le funzioni del Presidente della Provincia. Non tutti i Comuni della Provincia, però, entrerebbero a far parte dell’Area Metropolitana, per cui non si capisce se si rapporterebbero direttamente con la Regione, magari unendosi in forme consortili su base territoriale. Un’altra ipotesi prevede la fusione di Comune capoluogo e di Provincia in un nuovo ente composto da un mosaico di municipi per riequilibrare meglio la rappresentanza dei vari territori. In questo secondo caso si avrebbe evidentemente un forte ridimensionamento del “potere” della città capoluogo, che verrebbe vista come un insieme di municipi e non come un blocco unico.
Diciamo che entrambe queste ipotesi paiono gravate da forti perplessità, e del resto, osserva, Perfigli, sono ormai decenni che si parla delle città metropolitane senza ancora venirne a capo. Occorre ancora chiarire cosa si intende per città metropolitana e tenere conto, sia detto per inciso, del fattore tempo, che fatalmente muta il significato delle cose e delle esigenze territoriali, che si evolvono senza sosta. Un ente intermedio tra Regione e Comuni, è l’avviso di Perfigli, è necessario, e la Provincia ha questo ruolo di coordinamento e di applicazione del livello legislativo rappresentato dalla Regione.

Scuola: è stato recentemente approvato il piano di ridimensionamento avente lo scopo di meglio distribuire l’offerta formativa sulla Provincia. Un punto molto importante è infatti la capacità di fornire tale offerta in sintonia con le potenzialità che il territorio offre soprattutto in vista di uno sbocco occupazionale e dello sviluppo economico. La Provincia sta lavorando per dotare il territorio di 4 nuovi poli formativi puntando sugli indirizzi marittimo, alberghiero, informatico e gastronomico. L’intento è quello di offrire formazione rivolgendosi soprattutto a diplomati che intendano seguire percorsi di specializzazione in linea con le richieste del mercato ottenendo professionalità fortemente richieste. Sul tema interviene Aurora Pittau, responsabile scuola per il PD, che osserva come la scuola presenti forti carenze sul piano delle strutture, e come questa situazione si trascini ormai da decenni. Avanza quindi la proposta, in seguito recepita da Repetto, che il solo polo chiavarese potrebbe non essere più sufficiente a soddisfare la domanda formativa e come anche altre strutture si rendano necessarie, al di là delle aule, ad esempio quelle per lo sport, le mense, ecc. L’Amministrazione chiavarese sta pensando a soluzioni piuttosto decentrate, che nuovamente porterebbero problemi di trasporto soprattutto per chi viene da fuori città, occorre quindi fare attenzione ed esaminare nel dettaglio tutte le proposte, analizzando le ricadute sul territorio e sulle famiglie degli studenti.
La soluzione “Maria Luigia” proposta recentemente dall’Amministrazione chiavarese non tiene conto dell’accresciuto fabbisogno di aule e strutture, osserva Repetto, e potrebbe essere rivalutata se fosse possibile un aumento volumetrico fortemente osteggiato però dai confinanti, e già oggetto di controversie giudiziarie a seguito delle quali si abbandonò l’ipotesi. Occorrono quindi alternative e aree messe a disposizione da parte dell’Amministrazione, che giustamente non vuole perdere la qualifica di città degli studi, ma che per questo deve dimostrare di volersi adoperare favorevolmente.

Un tema sollevato da molti interventi (Broglia, Podestà, Benente, Cerchi, Tagliati, Lavarello) è stato quello dell’esigenza di comunicare più strettamente tra i vari amministratori del PD e anche di presentare pubblicamente i lavori fatti e i progetti in itinere che l’amministrazione provinciale sta portando avanti, mediante assemblee aperte dove gli amministratori illustrino ai cittadini lo stato di avanzamento dei programmi di governo e dove possano anche recepire ulteriori sollecitazioni da parte dei cittadini stessi. Su tale richiesta è stata manifestata da tutti i rappresentanti della Provincia la più ampia disponibilità, così come vi è la più ampia disponibilità a rapportarsi sempre più strettamente con gli amministratori del PD a tutti i livelli e in tutti i contesti, sia di maggioranza sia di minoranza, per portare avanti azioni il più possibile coordinate e condivise.

Tra le varie iniziative della Provincia, è in preparazione una newsletter che si affiancherà ai tradizionali canali informativi (tabloid, pronoprovincia, comunicati stampa, ecc.), oltre alle iniziative dei singoli consiglieri, assessori, ecc., che dovranno sempre più perfezionare la comunicazione verso il partito e verso l’elettorato.

Repetto non manca infine di sollecitare anche da parte del partito istanze e proposte su temi avvertiti come importanti e che occorra portare all’attenzione della Giunta e del Consiglio, per valorizzare la capacità eleborativa e di progettazione che sempre ha caratterizzato partiti popolari come erano, a suo tempo, il PCI e la DC, la cui esperienza di contatto diretto con i cittadini va senz’altro recuperata e valorizzata.

domenica 13 luglio 2008

Sarà il caro-petrolio a salvarci?

A volte cambiare abitudini in fatto di mobilità può essere anche piacevole, a patto che vi siano valide alternative: il trasporto pubblico è molto più economico rispetto al trasporto privato, è più ecologico, diminuisce il volume di traffico e i costi sociali provocati dagli incidenti. Certo, occorre smettere di urbanizzare la luna e tornare a concentrarsi sulle aree già edificate per riabilitarle e dotarle di servizi efficienti. La sfida? Rendere l’uso dell’auto una scelta, non un obbligo causato dalla carenza di servizi pubblici.

Non so voi, ma per me è diventata quasi una abitudine controllare, la sera, il nuovo record raggiunto dal barile di petrolio. Su, su, sempre più su, passata da tempo la quota psicologica del 100 dollari a barile, nel giro di poche sedute di borsa lo scatto verso l’alto è stato talmente forte e repentino da innescare dinamiche pericolose sui mercati. Venerdì a Londra il Brent con consegna agosto ha toccato il massimo storico a 147,25 dollari al barile superando il precedente massimo a 146,96 dollari. In crescita anche a New York dove sul circuito elettronico il greggio e' salito a 146,90 dollari. I grafici degli analisti prefigurano il raggiungimento di quota 150 $ a metà luglio, 170 $ a settembre e 200 a gennaio 2009.
Certo, quando in tempi non sospetti denunciammo questa dinamica (allora appena iniziata), molti pensarono al solito allarmismo di chi, da anni, sostiene la necessità che il Paese, e la Liguria in particolare, tornino ad investire seriamente sul trasporto pubblico, ferrovia in primis.

Il prezzo dei carburanti per autotrazione segue, anzi pedina, il lievitare dei prezzi del petrolio, tanto che se ne prevede per fino anno l’aumento fino a toccare i 2 euro al litro (quasi 4000 delle vecchie lire!).

La gente intanto ha già iniziato a tagliare le spese e nelle grandi città il consumo di carburanti è crollato, con punte negative di -30%. A livello nazionale, nel mese di maggio 2008, la vendita di verde è calata del 9,1% rispetto a maggio 2007 e il gasolio del 3,5%. Non solo. Nei primi cinque mesi dell'anno le pompe hanno erogato 164mila tonnellate di combustibile in meno, rispetto all'anno precedente.
30% in meno a Genova, 20% a Torino, Firenze e Bologna, 15% di calo nei distributori pugliesi, 12% in quelli di Palermo, 10% a Roma e Napoli, 7% a Milano.

Vladimiro Polchi, su La Repubblica del 22 giugno, scrive:
Meno benzina, meno auto. "I continui rialzi hanno spinto un automobilista su dieci, circa 2 milioni di persone, a non utilizzare più l'auto - sostiene Carlo Pileri, presidente dell'associazione consumatori Adoc - mentre 6 milioni, circa uno su cinque, la utilizzano solo una volta alla settimana. In totale, 8 milioni di automobilisti hanno modificato radicalmente le loro abitudini. E prevediamo che entro fine anno circa la metà degli italiani userà la macchina sporadicamente".

Diminuisce il numero delle auto (10% di immatricolazioni in meno nei primi cinque mesi dell'anno) cresce l'utilizzo dei mezzi pubblici. "Nelle grandi aree urbane, quello della benzina è un consumo comprimibile - afferma Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo - a differenza del gasolio, utilizzato massicciamente dai mezzi di lavoro. Si cerca di non uscire in macchina se non è indispensabile e aumenta il ricorso agli autobus. A Milano, negli ultimi 12 mesi, si è avuto un incremento del 10-15% dei passeggeri dei mezzi pubblici, complice il caro benzina e l'introduzione del ticket d'ingresso". Secondo Martinello, "l'aumento dei prezzi della benzina danneggia i consumatori, ma ha un effetto collaterale positivo". Quale? "Meno inquinamento". Effetto collaterale confermato da una recente ricerca del centro studi Promotor (Csp): dall'inizio dell'anno i minori consumi di benzina hanno giovato all'ambiente, portando a un risparmio di anidride carbonica di mezzo milione di tonnellate. La diminuzione è pari a quella che si avrebbe se settecentomila pendolari decidessero di passare dall'auto al treno. "I minori consumi sono dovuti in parte a comportamenti diversi da parte degli automobilisti dettati dai prezzi - afferma Gian Primo Quagliano del Csp - in parte al rinnovo del parco macchine, che favorisce sempre di più il gasolio, che è meno inquinante". La conseguenza? 544mila tonnellate in meno di CO2.

Usare un po’ di più i mezzi pubblici non fa solo bene alle tasche e all’ambiente, ma anche alle finanze dello Stato (e cioè, nuovamente alle nostre tasche), dato che è rilevante anche il costo sociale degli incidenti stradali, pari a 35 miliardi di euro: 2,5 punti di Pil. Sono i dati del "Rapporto Automobile 2008", presentato a Roma da Censis e Automobile Club d'Italia.

Se il numero dei mezzi circolanti è cresciuto del 14,5%, le strade sono state incrementate di pochissimo (+4%). E aumentano anche i costi. Un parco macchine sottoutilizzato quale è quello italiano (nel 15% delle famiglie italiane il numero di auto+moto è superiore al numero di patentati) costa dai 3,5 ai 4 miliardi l'anno. Ancor più elevato il costo degli incidenti stradali: 35 miliardi di euro, pari a circa 2,5 punti percentuali del Prodotto interno lordo. Ma anche il costo sociale non è da meno: ogni giorno in Italia si verificano 652 incidenti stradali (dati Istat), che provocano la morte di 16 persone e il ferimento di 912.

Resta una domanda inquietante: cosa si è fatto e cosa si sta facendo per soddisfare questa crescente domanda di mobilità pubblica? Risposta: si tagliano risorse al trasporto pubblico!
Si, perché il DL presentato per abolire l’ICI dal Governo Berlusconi necessita di 3 miliardi di euro per reperire i quali verranno tagliate, tra le moltissime voci, anche quelle per infrastrutture e trasporto locale. Verrà ricapitalizzata a fondo perduto Alitalia (300 milioni) sapendo in partenza che è spacciata, verranno tagliati 1,4 mld per infrastrutture al Sud, e saranno del pari aboliti i 17,5 mln di euro già destinati alla sicurezza stradale, così come i 77 mln per potenziare le autostrade del mare e ben 113 mln per il trasporto pubblico locale e i 162 mln di euro in tre anni per la linea ferroviaria Roma-Pescara.

Ci auguriamo che presto ci si renda conto dell’urgenza di impostare una seria politica di rilancio del trasporto pubblico, che resta una priorità nazionale e che l’attuale congiuntura economica rischia di trasformare in una crisi con un alto potenziale di destabilizzazione della società.

venerdì 4 aprile 2008

Altri tre mesi di ossigeno per i treni dei pendolari: e dopo? Quando finirà il precariato del trasporto pubblico ferroviario?

Ferrovie: lo Stato stanzia 80 milioni di euro e dà ossigeno per altri tre mesi ai treni dei pendolari, però mancano sempre 400 milioni di euro per garantire gli attuali livelli di servizio nel trasporto pubblico e Trenitalia si appresta a tagliare come minimo il 15% del servizio.

Precari i lavoratori, precario il trasporto pubblico: questa la fotografia dell’Italia che se da un lato viene scelta per l’Expo universale, dall’altra fatica a garantire servizi decenti per i suoi cittadini.

Intanto le vendite dell’auto crollano del 20% in marzo, come avevamo previsto dati i crescenti costi di gestione: benzina, assicurazioni, revisioni, parcheggi, sono ormai alle stelle e assorbono una quota elevata del reddito pro-capite. Neppure gli incentivi, concessi per la rottamazione, riescono a frenare questo crollo e rivelano tutta la loro inefficacia sul piano strategico, che non tiene conto delle dinamiche strutturali e congiunturali di lungo periodo.

Trenitalia non ha ricevuto per il 2008 i necessari finanziamenti per i treni del trasporto universale.
Fino a maggio-giugno l'attuale offerta di treni sarà mantenuta quasi invariata (ma dal 7 aprile già alcuni IC sono annunciati come soppressi), poi saranno tagliati altri treni di lunga percorrenza così come il 15% dei treni regionali.

Le agevolazioni tariffarie, invece, [se non interverranno finanziamenti in extremis] cesseranno a partire dal 30 aprile.

In particolare, cesseranno le tessere ICpass per utilizzare IC e ICplus entro i confini regionali [attualmente in uso in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria].

Fino ad oggi nessuno ha detto se e come queste risorse verranno trovate e stanziate prima che Trenitalia inizi a effettuare tagli al servizio, che già adesso appare carente rispetto alla domanda, aumentata negli ultimi anni in modo esponenziale.

Intanto il tempo passa e dopo le elezioni, se il Governo non avrà stanziato i soldi, Trenitalia metterà in atto con ogni probabilità il piano dei tagli e migliaia di pendolari si ritroveranno ad aver pagato abbonamenti per treni che forse non esisteranno più, e a dover cambiare le proprie abitudini di vita a causa del ridimensionamento del servizio.

I Pendolari di tutta Italia dicono basta, chiedono che il trasporto pubblico sia inserito tra le priorità assolute dell’agenda del nuovo Governo e che, come minimo, vengano subito destinate al trasporto ferroviario le necessarie risorse per scongiurarne il ridimensionamento.

Chi davvero crede nel trasporto ferroviario lo dimostri nei fatti, finanziandolo in modo adeguato e strutturale: occorrono nuovi treni regionali, il ripristino e il ripotenziamento delle linee depauperate di binari e di stazioni, una nuova politica tariffaria in grado di integrare tutti i mezzi di trasporto pubblico.

Condividi